andrea biffi

ANDREA BIFFI - Memoria! Ricordo! Immagine!



C’è stupore, voglia di imparare e di sperimentare nello sguardo di Andrea Biffi, artista che riesce a catturare la tua attenzione non solo per l’incanto della sua arte, ma anche per le innate doti caratteriali, di artista sensibile e accorto ascoltatore pronto ad afferrare ogni emotività, commozione, turbamento per trasformarlo in poesia! in arte!
È l’immagine, la sua decodificazione visiva, con la sua sintesi la chiave di lettura per poter capire e afferrare il pensiero artistico di Andrea Biffi. Un percorso ormai consolidato costruito in anni di ricerca che ancora oggi continua. Andrea diventa artefice di una storia edificata attraverso una continua ricerca dei materiali, dal rapporto tra l’immagine, la sua struttura e il suo principio immateriale.
Da una parte il colore e la materia, dall’altra la sua interpretazione poetica. Due aspetti che Andrea Biffi fa incontrare per dare vita ad un mosaico di storie, costruite con abile tecnica! Immagini che riescono a catturare la nostra attenzione grazie ad una tavolozza cromatica capace di invadere e conquistare lo spazio. Le storie di Andrea Biffi ci raccontano di luoghi fantastici, fuori dal tempo, abitati dalle emozioni, da personaggi bizzarri custodi della memoria, di quella verità che ci viene riconsegnata attraverso un linguaggio artistico-estetico capace di trovare quella sintonia tra la riflessione poetica da una parte, e l’azione, l’atto artistico dall’altra.
Queste emozioni, costituiscono il valore caratteriale di un percorso fondato sull’attenzione all’evoluzione e alla variazione dell’immagine visiva, che Andrea Biffi raccoglie, elabora e sviluppa, riuscendo a far diventare i suoi lavori testimonianza di una grande sensibilità, che diventa coraggio, poesia, arte!

Dott. Roberto Sottile
Critico d’Arte

Per Andrea Biffi scultore



Le linee la rotondità il volume ci portano ad uno slancio che ora lo si legge in orizzontalità e verticalità. Ora occupa una sua spazialità. Già, perché c'è sempre una spazialità attraverso la quale la storia dell'uomo e dell'artista si leggono in una complessità di tratti. I tratti decodificano il senso della plasticità. E in questo artista la plasticità si fa mobilità della materia. E qui la materia vive perché è sentiero spirituale, è sentiero esistenziale ma è soprattutto sentiero metaforico.
Lo scultore, questo scultore, fa della materia il luogo del pensare della metafora. Perché la metafora è tutto. Ed essendo tutto, raccoglie nella sua essenza (e quindi nella essenza della storia) anche la motivazionalità della realtà. Una realtà che si fa racconto e il racconto di quest'artista è gioco-fantasia.
La fantasia senza la metafora non avrebbe senso e si dichiara proprio attraverso il "saper" modellare le linee del corpo della materia. Perché, in fondo, la materia è vita. Ebbene, se questa vita-materia si compie nella forma, è metafora che si fa forma. Se c'è forma c'è racconto. E l'artista qui racconta la sua storia ma è una storia che una volta che è diventata forma esce dalla essenzialità del soggetto per diventare comunione. In questo caso la comunione non è soltanto una testimonianza ma è l'essere che fattosi vita trasmette attraverso la forma una ricerca che è la ricerca dell'uomo. Tra i pochi artisti che qui mi ritagliano un pensiero c'è certamente il grande Pericle Fazzini.
Spazio e tempo non sono soltanto proiezioni ma diventano, come si avvertiva, l'essere dello spazio e l'essere del tempo. Dico questo perché tra la "valutazione" di un artista pittore e un artista scultore c'è una differenza di fondo che è appunto la rottura degli schemi artistici. La tela o la materia. Ma lo scultore ha già tra le mani la materia-morte-vita. E questo mi pare che la chiave di lettura tra il divenire dei colori (e non del colore) e il divenire che parte dalla materia è data dalla fantasia del sogno che è dentro l'essere della continuità della ricerca e della creatività. Ebbene credo comunque che ci sia una omogeneità nella eterogeneità in questi lavori. I quali, come dicevo, sembravano disegnare immagini nella proiezione oggettuale. L'individuale dell'artista diventa l'universale. E basta passare in rassegna questo percorso per rendersi conto che universalità è poesia. E qui l'artista è sostanzialmente poeta. Un poeta che dà forme alle parole. Non dà logica. Perché l'artista non è logica. Non è il razionale che si veste di cronaca. Ma è il mistero che resta indecifrabile. Perché il mistero non si spiega, ma lo si ascolta nella pazienza della contemplazione. In questo modo io voglio leggere questo itinerario che non ci porta ad un dover spiegare o un dover riconsiderare. Ma un dover testimoniare. E l'artista, testimoniandosi, testimonia sì se stesso ma testimonia anche l'età di un'epoca. Credo che in questo caso si testimonia sì il mistero ma anche l'essere di una fantasia, di cui qui è bene documentata. La materia viene qui smaterializzata in termini gentiliani.

Pierfranco Bruni
«Promoidea Comunication»
Febbraio 1995

Andrea Biffi, scultore dell'esistenza



Andrea Biffi è un artista che gode, da tempo, nel territorio e fuori dalla nostra Regione, di una meritata notorietà e di grande credito, sia presso gli amatori d'arte sia presso i critici d'arte.
Una personalità creativa che può vantare una triplice qualità, composta in sintesi organica ed armonica: il talento naturale, la tecnica, una esperienza artistica e di docente e di vita, fortemente maturante.
Elementi e peculiarità che hanno consentito a Biffi, nel difficile, vasto e variegato firmamento dell'arte, di affermarsi e di emergere con una precisa, originale ed inconfondibile personalità.
E sappiamo tutti com'è difficile imporsi in questo campo, dove la concorrenza è fortemente selettiva, e se non vali - e se non vali ad alto livello - non ti caratterizzi e non ti affermi.
Conoscevamo di Andrea il talento di pittore e la sua produzione molto consistente di oli, di grafica, di tempera, di disegni, presenti in tante esposizioni, gratificati con lusinghieri riconoscimenti, premiati in tanti concorsi, oggetti preziosi in tante case, che lo hanno reso un pittore apprezzato e quotato, presente nei cataloghi d'Arte Moderna e Membro di varie Accademie. Qualcuno lo conosceva anche come esperto di architettura, come designer e come poeta. Pochi, credo, conoscevano di lui una segreta passione espressa saltuariamente e soprattutto agli inizi della sua attività artistica, e con eccellenti riconoscimenti di pubblico, di critica e di premiazione ufficiale: una passione finora perciò poco espressa, un'esigenza poco rappresentata, una virtualità creativa poco manifestata: la passione per la scultura. E ciò è da imputare, se così mi è lecito dire, all'eccesso di umiltà e di modestia, che costituisce senz'altro la linfa e l'energia di chi vale, ma che talora limita e frena. Del resto questa è una caratteristica di noi meridionali, un retaggio della mentalità e della cultura dei greci e particolarmente del socratico "sapere di non sapere", che ha creato, nella gente del Sud e soprattutto in tanti intellettuali, un vero e proprio handicap della coscienza e dell'operosità, una sorta di sindrome di Socrate.
In questa mostra Biffi ha presentato 19 sculture, una in bronzo, una in resina e 17 in argilla, che a mio parere, rappresentano un primo ciclo organico e compiuto, 19 tasselli-tessere di un discorso incisivo, sistematico e unitario: il ciclo dell'esistenza umana, con un ordine e una successione precisi: ogni opera è un paragrafo emblematico della vita di ciascun uomo.
Dunque siamo in presenza di un vero e proprio Ciclo dell'esistenza umana, della trasposizione in epiche ed efficaci immagini scultoree della Filosofia dell'Esserci, che preannuncia, credo, un nuovo percorso artistico di Biffi, finora poco esplorato e perciò misterioso, nascosto, esoterico, il percorso dell'Arte Concettuale, dell'Arte Filosofica.
Emerge, infatti, un'ansia di ricerca, un'ansia del nuovo, un'ansia di discontinuità; e da qui l'artista manifesta una creatività in tensione, una voglia di rimuovere i limiti e di cercare nuove frontiere nell'essere personale, nell'essere se stesso, disancorandosi così dall'abitudine, dal ripetitivo, dai gusti e dalle mode.

Francesco Filareto
«Il Senatore»
Numero 35 (1995)

L'arte di A. Biffi: gerarchia ecclesiastica



L'arte di Andrea Biffi è il risultato di un'incessante ricerca di forma. L'artista, partendo da una forma più prettamente geometrica, è giunto ad un'altra più dolce, più circolare, direi, a tutto tondo; la figura ed il più piccolo oggetto sono rappresentati sulla tela con linee curve e sinuose, conferendo loro un senso di dinamicità nuova che sembra significare l'anelito ad una dimensione eterea, celestiale; e ciò è frutto dell'aspirazione dell'artista ad una condizione umana più ricca di sentimento, di speranza, di poesia, giustizia e libertà.
Le sue opere sono improvvisi lampi di luce che sembrano giocare in un'alternanza gioiosa con forti zone di ombre, creando così contrasti che evidenziano la drammaticità della vita. Infatti, i colori prediletti dall'artista, il rosso ed il viola, accostati al bianco e al nero, conferiscono incisivamente al concetto di drammaticità delle scene che egli rappresenta.
La figura è il grande protagonista dell'arte di Biffi; essa si staglia sulla tela, quasi sempre al centro, in primo piano, assumendo un atteggiamento di forte dominio rispetto alle cose, all'universo, alla natura. Ma la figura dell'A. certamente non è tradizionale dal punto di vista geometrico e pittorico, ma sembra una metafora, come l'omino di Kafka, intento alla ricerca della verità, della giustizia e della libertà. Ed ecco che il contenuto dell'arte di Andrea Biffi è difficile da interpretare, è ermetico, prediligendo l'essenzialità espressiva ed i legamenti analogici e metaforici; ma il buon "lettore" delle sue opere riconosce subito un messaggio fatto di poesia che nasce dal sentimento, poesia fatta di percezioni ed ispirazioni che sono proprie dell'Artista, dell'uomo per un mondo migliore.

Salvatore Bugliaro
«La Voce»
20 marzo 1989

Colore e forma in Andrea Biffi.
Un artista della Piana



La sua pittura si muove su registri plastico espressivi in continuo bilico fra la forza del colore e la presenza della forma. Il progetto di una pittura di marcata tinta espressiva pone il nostro autore in continuo equilibrio instabile, che permette di assimilare i momenti creativi in contesti di esperienze che precedono dall'espressionismo storico per approdare ad una certa transavanguardia.
Nell'opera di Biffi si avvertono risonanze lontane e sfumate, rivissute in prima persona che propongono accostamenti inusuali quali le proposizioni ferme e decise individuabili in Lam (Caronte - Un giorno di scuola) in Arp (Il mostro di turno), in Brindisi (La giustizia) e le stesure di cromatismi giocati su toni labili di un Morandi (Morte per un totem - Scena dal carnevale). Un rimando a impostazioni di origine metafisica (Gerarchia ecclesiastica), filtrate attraverso il tocco materico di un Sironi, deve di necessità intercalarsi nella produzione biffiana. Produzione che contiene stimolanti opere scultoree per le quali è d'obbligo il riferimento, in quanto rivisitazione, anche se lievemente cerebralizzata, a Boccioni (Donna in ginocchio - Uomo seduto) e a Moore (Nascita di Adamo). L'eccentricità sempre presente nel rapporto campo-forma conferisce, con evidente risalto, alle proposte pittoriche di Biffi una vitalità tensoriale che può, a prima vista, turbare un preformato senso d'equilibrio estetico, di chi lo osservi, ma una lettura meditata e riflessa restituisce al lettore il senso dinamico d'un equilibrio solo in apparenza violato. L'artista evita di proposito una vena sotterranea e intimista affidandosi ad un senso plastico frutto di natura e di cultura. Oltretutto, non deve sfuggire la posizione duale che Biffi sempre assume nei confronti degli elementi che manipola. Dico duale, e non dicotomica, con senso che "campo" e "forme nel campo" svolgono ruoli diversificati ma con spinta di mutua compenetrazione. Sono le "forme-oggetto" ad accreditarsi funzione protagonistica, a porsi, cioè, come dato propriamente espressivo laddove al "campo" viene riconosciuto il compito di permeare, con sapore di sfuggente persuasione, gli oggetti stessi d'una avvolgente e coinvolgente atmosfera. A voler tentare, perciò, una qualificazione categoriale delle opere di Biffi si correrebbe, forse il rischio d'imbrigliare una vena compositiva, sempre aperta alla molteplicità esperenziale, in canoni di pura fissità meccanica. Ad un pittore già affermato, e presente nei più noti cataloghi nazionali ed internazionali, e che tace ancora della sua valida e cospicua produzione letteraria (ha scritto circa 200 poesie), va riconosciuto, a mio avviso, il merito indiscusso d'aver elevato a scelta esistenziale il suo esser nato poeta.

Vito Modesto
«Tribuna»
Dicembre 1987

Alla Ricerca



... Artista proteso sempre alla ricerca" (ricerca in ambito di... conscio-inconscio, in ambito di significanti "momenti" - particolari "stati d'animo", in ambito di possibili, significanti simboli, in ambito di possibili, visibili o "intuibili significati", visibili o "intuibili contenuti"). E proprio perché "arte" vuol dire "ricerca", prima d'ogni cosa (prima d'ogni "definizione") vuol dire "ricerca". Spesso ricerca (in profondità interiore) di possibili elementi significanti che possono far scattare un..."discorso", un "inizio di discorso" a volte soltanto una linea (anche con rara eleganza, con personalissima eleganza, come in taluni non dimenticati disegni) che può "creare", significare, rappresentare, "dire"... un qualcosa di "non detto". Una produzione di "contenuto", di ricerca, in profondità di analisi, "virtù" facilmente intuibile, certo osservando le bellissime foto. È una strada giusta: è la "strada giusta" (cosa già osservata in passato, del resto, osservando per la prima volta, talune non dimenticate opere). Ogni periodo è una tappa, ogni opera è una tappa, ogni linea è una tappa (potremmo proprio dire) della strada di un artista: della strada di un artista avvezzo alla ricerca, alla lenta riflessione, alla "sempre utile meditazione". Opere, quindi, che fanno pensare, e non poco, perché di artista con... non poco da dire, di artista con un particolare mondo interiore, con un profondo e ricco mondo interiore...

Franco Santamato
«Aria Nuova»
Icosaedro International
Studio Editoriale
Firenze - 1986

Biffi e la sinfonia della libertà



Da alcuni anni "leggiamo" con alterni sentimenti l'arte di Andrea Biffi. Da tempo meditiamo una nota, che a lungo si è lasciata desiderare e che solo ora - tardissimo - la tracciamo, convinti più che mai di avere "scoperto" un elemento (almeno "uno" finalmente!) fondante e pregnante nell'arte di Biffi: la libertà!
La personalità di questo artista, è multiforme e poliedrica; schiva del chiasso e delle confusioni, che oggi - a tutti i livelli relazionali - è facile trovare, essa si esplica nella ricerca tenace e coerente di una forma che si fonda con il contenuto, attraverso l'ispirazione univoca ed esaltante della libertà. Ebbene, Andrea Biffi ha scelto da sempre - subito: andare oltre il reale, oltre ciò che appare più o meno immediatamente, tendere all'ideale, che se anche non lo si raggiunge, pur tuttavia tiene alta la tensione del "fuoco purificatore" che la ricerca artistica sempre rappresenta.
In buona sostanza, la "pittura trascendentale" (come lo stesso artista definisce parte della propria opera) è la via maestra che conduce direttamente al mondo della libertà, dove la storia dell'arte - tutta la storia dell'arte - trova il suo culmine ideale e la sua realizzazione "pratica".
Il "figurativo moderno" di Andrea Biffi è la sintesi di schemi geometrici, di linee smussate - insinuanti - "spuntate" che - per scelta - ignorano punte acute - trafiggenti - lame cocenti.
Nell'arte di Biffi - i disegni, le sculture, gli olii... - è quasi cantilenante il ritornello dell'apertura, dello spazio infinito, del centro senza centro; si nota, pertanto, pressante e potente, un canto quasi sinfonia, la fusione di più elementi che sfuggono a schemi, che non sono imprigionabili, che tendono misteriosamente al "tutto" o forse, al "niente" - esistenzialmente intesi... -.
Ebbene, in Biffi, il "dentro" e il "fuori", il "pieno" e il vuoto", il tempo e lo spazio, il "ieri" e il "domani", si confondono, si intrecciano, si scambiano i piani, i ruoli, i giochi...
Sinfonia d'estate e d'inverno, ma soprattutto sinfonia d'autunno, forse, con Friedrich Nietzche: "è per tutti e per nessuno". Come la libertà.

Francesco Fusca
«Cor bonum»
31 maggio 1986

S.N.



La realtà è la prima ad essere rifiutata; questo è l'impulso iniziale che si prova ad osservare l'opera di Andrea Biffi, una sensazione che respinge il mondo delle apparenze ed esprime invece una realtà psichica. La sua pittura mostra una psicologia della ragione e del pensiero, con una trasformazione della sovrastruttura della vita mentale; l'artista attinge a delle fonti più profonde, laddove la "luce" del normale pensare non penetra, è un tentativo di superare la mentalità logica ed entrare nell'inconscio. Tale ricorso implica sia il rifiuto e l'abbandono del razionale, ma anche quello del cosciente e si percepisce invece chiaro il captare delle immagini inorganiche, in cui la "forma" dello spirito cerca di tradursi.
E un tentativo di trasmettere e di trasferire su tela le situazioni primordiali della psiche che cerca di manifestarsi. Traspare dalla raffigurazione pittorica dell'artista una situazione di forze minaccianti, non ancora domate né in sé e neanche attorno a sé, egli affronta senza paura e senza tentennamenti l'enigma in cui si riconosce scaturisce l'angoscia.
Evidente è la volontà e la capacità di entrare e di percepire le sensazioni più profonde che scaturiscono dalle riflessioni e dalle emozioni scaturite da questo tipo di manifestazione.

Istituto Nazionale per i
Beni Artistici e Culturali
«Viareggio»
Lucca 1986

E. Moro



L'opera sia pittorica che scultorea di Andrea Biffi testimonia una ideale partecipazione alle vicende di un tempo come quello presente in cui le trasformazioni operate o provocate dall'uomo sembrano sempre più soffocarlo in una condizione coercitiva dalla quale egli sente tuttavia di dover uscire.
Il portato di una tradizione e di una civiltà culturali che hanno ancora presente il senso della bellezza pur ponendosi angosciosi interrogativi sulle incognite del futuro, si rivela nell'adozione da parte dell'artista di una tecnica peculiare di definizione della forma in una impeccabile evidenza plastica. A questa controllata costruzione della struttura compositiva egli sovrappone libere e inedite associazioni simboliche che assumono significati più complessi di pregnante aderenza ai problemi del nostro tempo.

I Maestri del colore
Grandi artisti
dal 1947 al 1987